Come spiegare ai parenti che essere single non significa essere ‘soli’. Anche a Natale

Essere single quando arriva il Natale può essere una seccatura. Soprattutto quando tutti gli altri ospiti di una tavolata sono felicemente (o meno felicemente) accoppiati. Sono in molti infatti, quando ci si presenta soli al tavolo delle feste, a ritenersi in diritto di fare molte domande, spesso rivolte alle donne. “Ma quando lo trovi un fidanzato?”, “Ma hai intenzione di rimanere zitella?”, sono solo due degli esempi più eclatanti. Ma c’è un modo per non rimanerci male? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta Antonella Puzella.

CONTINUA SU D.REPUBBLICA.IT

https://ift.tt/2BqIHAT

Il decreto sicurezza non è retroattivo

Le circolari che impongono ai titolari di protezione umanitaria di lasciare i centri di accoglienza in seguito al varo del rovinoso decreto Salvini sono illegittime, perché non possono avere in alcun modo valore retroattivo. Lo ricordano l’Associazione per gli Studi giuridici sull’immigrazione e le altre che hanno inviato una lettera ai “distratti” funzionari di Potenza affinché le intempestive misure di allontanamento siano revocate. Intanto, il Parlamento Europeo a Strasburgo ha dato il suo via libera (con la maggioranza assoluta) a favore della proposta di introdurre i visti umanitari europei, al fine di tentare almeno di ridurre il numero delle morti in mare.

CONTINUA SU COMUNE-INFO.NET

https://ift.tt/2QCWQWc

Dieta mediterranea contro l’Alzheimer: al via progetto “Smartfood”

Prevenire l’Alzheimer con un’alimentazione mediterranea varia ed equilibrata, “condita” con un po’ di movimento fisico e qualche attività sociale. E’ questa l’idea all’origine del progetto Smartfood, dedicato agli ultra 65enni: capire se un intervento mirato a insegnare i principi di un corretto stile di vita basato sulla dieta mediterranea (che comprende al suo interno attività fisica e convivialità) possa portare a modifiche dal punto di vista cognitivo, neurologico e metabolico, prevenendo l’insorgenza del morbo di Alzheimer, la forma più comune di demenza degenerativa.

L’importanza dell’alimentazione

Il progetto, tutto italiano, è stato ideato dall’Irccs Fatebenefratelli di Brescia in collaborazione con il Centro Internazionale per lo Studio della Composizione Corporea (Icans) e l’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Se oggi, spiegano i ricercatori, ancora non esiste purtroppo una cura per questa demenza, l’alimentazione rappresenta un importante fattore di prevenzione. “Molto si gioca sul cibo“, spiega Giuliano Binetti, responsabile dell’Unità di macro attività ambulatoriale ad alta complessità assistenziale (Mac) del Fatebenefratelli. “Le tematiche nutrizionali sono diventate di estremo interesse nella fisiopatologia neurologica: è assodato che la dieta può influenzare la funzionalità e l’integrità del sistema nervoso in vari modi. Un deficit o un eccesso di specifici nutrienti, vitamine o metalli hanno un rapporto causale ben definito con numerose patologie neurologiche, così come specifici difetti metabolici sottesi ad alcune patologie neurologiche possono richiedere uno specifico trattamento nutrizionale. Alcune patologie a larghissima diffusione e dalle cause incerte, come la malattia di Alzheimer, sono molto probabilmente influenzate dall’apporto di alcuni alimenti contenenti nutrienti in grado di agire sia modificando i processi fisiopatologici responsabili della neurodegenerazione, sia avendo proprietà pro-cognitive”.

Il progetto

L’approccio innovativo di Smartfood è quello di promuovere congiuntamente il consumo di cibi sani, in accordo con le linee della dieta mediterranea, e di incoraggiare l’attività fisica e sociale dell’anziano. Scopo del progetto è anche quello di valutare la fattibilità di un intervento multidisciplinare riguardo la dieta e lo stile di vita (abitudini alimentari, attività fisica, partecipazione ad attività sociali e culturali) nella popolazione anziana senza problemi di declino cognitivo.

Per accedere al programma 

Per accedere al programma di ricerca, che avrà una durata di due anni, si deve avere un’età tra 65 e 80 anni ed essere in normali condizioni di salute. Per maggiori informazioni per la partecipazione al progetto contattare la dottoressa Silvia Fostinelli, sfostinelli@fatebenefratelli.eu

https://ift.tt/2BpjDKI

Anatocismo: attenzione ai moduli che sottoscrivete tra fine anno e l’inizio del nuovo

Anatocismo bancario

La settimana scorsa abbiamo il tema dell’anatocismo bancario e siamo stati chiari su un punto: l’anatocismo, nonostante l’introduzione delle nuove norme con decorrenza primo ottobre 2016, non è scomparso. Infatti ciò che cambia è solo il meccanismo di calcolo degli interessi (debitori) sugli interessi, che non avviene più con una periodicità trimestrale bensì annuale, così come accade per gli interessi creditori.
Non solo. Gli interessi calcolati alla fine dell’anno solare, per esempio su uno scoperto di conto corrente, si potranno riscuotere non prima del primo marzo dell’anno successivo. Entro questa data il correntista ha due possibilità:

1. Pagare l’ammontare degli interessi passivi. In questo caso il problema dell’anatocismo non si pone e gli interessi si continuano a calcolare sul capitale originale;

2. Decidere di non pagare gli interessi passivi, ma di farseli addebitare sul conto corrente. In questo caso occorre che il correntista manifesti per iscritto questa sua volontà alla banca. A questo punto gli interessi passivi maturati fino al 31 dicembre dell’anno precedente andranno ad aggiungersi al capitale e sulla somma risultante andranno a essere calcolati nuovi interessi. E dunque ritorno dell’anatocismo.

Si evince quindi che non è obbligatorio sottoscrivere alcuna clausola che autorizzi la banca “preventivamente” all’addebito delle competenze, perché la legge non prevede questo obbligo. Infatti, l’articolo 120 del Testo unico bancario, recentemente modificato, consente la possibilità al correntista-cliente di concedere tale autorizzazione, ma non lo obbliga, né prevede conseguenze nel caso l’autorizzazione sia negata, anzi. L’autorizzazione semmai è finalizzata a far conseguire agli istituti di credito quanto la legge espressamente vieta.

Però la lettura di alcuni del moduli offerti ai correntisti offre una rappresentazione della realtà in termini diversi, dipingendo fosche conseguenze nel caso di mancata autorizzazione. Il solito meschino linguaggio subdolo e terroristico. Ciò che ci scandalizza infatti, semmai ci fosse ancora qualcosa che disgusta, è il vocabolario utilizzato dagli istituti di credito che, ogni anno, di questi tempi (e fino al febbraio dell’anno successivo) sottopongono ai loro correntisti dei moduli autorizzanti quanto specificato al punto 2).

Penso in particolare a una comunicazione di un primario istituto di credito dell’anno scorso in cui si leggeva: «Cosa succede se non autorizza la banca ad addebitare? L’addebito in conto degli interessi debitori comporta alcune conseguenze di cui essere consapevoli: infatti qualora il pagamento degli interessi non avvenga puntualmente al primo marzo, la banca potrà calcolare interessi di mora in ragione di ritardato pagamento. Inoltre, il mancato o ritardato pagamento può essere oggetto di segnalazione, in base all’importo e alle caratteristiche della posizione debitoria, nella centrale rischi di Banca d’Italia e/o nei sistemi di informazioni creditizie cui la banca aderisce».
È evidente che la lettura del testo qui riportato induce a valutazioni che possono essere fuorvianti per il cliente, il quale è indotto a credere di dover pagare interessi di mora già dal primo marzo e di essere pregiudicato da una segnalazione in Centrale rischi. Nulla di più lontano dal vero. A tale proposito viene in soccorso la legge, in particolare gli articoli 119 e 120 del Testo unico bancario.

Secondo quanto è stabilito nella nuova disciplina l’addebito degli interessi è possibile solo dal momento in cui tali poste (gli interessi calcolati dalla banca) divengono esigibili. La formulazione dell’articolo 120 chiarisce che gli interessi sono esigibili dal primo marzo dell’anno successivo a quando sono maturati. Ma ciò non è sufficiente. Infatti affinché gli interessi siano “esigibili” in concreto è necessaria una sorta di approvazione, quantomeno in forma di silenzio assenso, da parte del correntista-cliente. L’articolo 119 chiarisce che l’estratto conto si intende approvato «in mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, trascorsi 60 giorni dal ricevimento».
È dunque chiaro che affinché gli interessi siano concretamente “esigibili” è necessario che il correntista-cliente sia informato, tramite estratto conto, da parte della banca circa il loro concreto ammontare, e solo in mancanza di contestazione nei 60 giorni dalla comunicazione (che, ricordiamo, arriva nei primi 20 giorni del mese di gennaio e quindi sempre successiva al 31/12 di ogni anno) effettuata dalla banca, questi possano essere pretesi in pagamento. In altri termini solo allo scadere dei 60 giorni (e in data successiva al primo marzo) possono essere addebitati in conto capitale.
Al contrario, in presenza di autorizzazione “preventiva”, gli interessi sono esigibili fin da subito. Allo stesso modo occorre computare il termine per la decorrenza degli interessi di mora. Infatti la mora è dovuta solo all’esito del mancato pagamento degli interessi corrispettivi e più in generale delle competenze. In sintesi, in caso di mancata sottoscrizione del modulo non si verificano le nefaste conseguenze prospettate nella comunicazione, mentre l’autorizzazione anticipa i tempi di esigibilità e di capitalizzazione degli interessi.

L’autorizzazione “preventiva” agevola la banca, che non deve preoccuparsi di effettuare le comunicazioni previste per legge nei termini che la legge stessa pone. Perché la banca è preventivamente autorizzata dal cliente già dal 31/12 di ogni anno all’addebito degli interessi in conto capitale. Inoltre è opportuno sapere che tali “autorizzazioni” non costituiscono “adeguamento” alla nuova disciplina dettata dall’articolo 120, ma, come chiarito, rappresentano piuttosto un escamotage finalizzato a consentire quello che la legge espressamente vieta. Tale precisazione è doverosa perché come si evince dalla formulazione di un’altra “autorizzazione”, essa è presentata come una sorta di adeguamento alla nuova normativa (art. 120) in virtù della quale sono previste delle modifiche contrattuali.
Ebbene tali modifiche contrattuali non costituiscono un adeguamento alla legge, e soprattutto contengono ulteriori tutele per l’istituto di credito che si salvaguarda rispetto al pagamento degli interessi maturati laddove non vi siano le disponibilità o la capienza sull’apertura di credito.
A questo proposito è interessante rilevare quanto si e’ letto in un altro modulo: «La banca ha diritto di utilizzare, ai fini dell’estinzione del debito di interessi, i fondi nella disponibilità del cliente presenti sul conto su altri rapporti allo stesso intestati o cointestati. Il cliente autorizza altresì espressamente la banca a impiegare le somme accreditate e accreditabili a qualsiasi titolo sul conto o su altri rapporti intestati o contestati al cliente per il pagamento degli interessi debitori divenuti esigibili e non addebitati ai sensi del comma precedente».

Ebbene, con la sottoscrizione di tale clausola il cliente autorizza la banca che abbia calcolato gli interessi debitori ad attingere su altri conti intestati al cliente stesso o cointestati con altri soggetti. In tal modo la banca può legittimamente attingere a tutti i rapporti che facciano capo a un cliente prelevando gli importi di competenze maturate, tutelandosi preventivamente rispetto a un futuro ed eventuale “insoluto” degli interessi calcolati.
È giusto pertanto, prima di sottoscrivere qualsiasi documento afferente le modifiche ex art. 120, leggere tutte le clausole che costituiscono oggetto di modifica del rapporto, essendo consapevoli del fatto che l’autorizzazione in parola non costituisce adeguamento alla legge né obbligo di legge, e che la stessa non arreca alcun concreto beneficio. Anzi.

https://ift.tt/2UNIQHA

Come condurre una vita anticapitalista in un mondo capitalista

In questo periodo natalizio siamo invasi da pubblicità di profumi costosissimi, macchine per caffè espresso a cui non si può fare a meno se si vuole andare in paradiso, auto di lusso e panettoni, tanti tantissimi panettoni per vivere un’esistenza felice.

Va in controtendenza una lunga inchiesta pubblicata sul Guardian dove John Harris ha chiesto ai lettori di inviare alla redazione esempi di vita non capitalista nel mondo moderno.

Harris inserisce nel prologo all’articolo che racconta i suggerimenti più significativi una frase di Rebecca Solnit tratta del libro Hope in the Dark: “Le nostre interazioni e impegni verso la vita familiare, le amicizie, le avventure, l’appartenenza al sociale, spirituale e politico sono essenzialmente non capitaliste o addirittura anticapitalistiche, piene di cose che facciamo gratuitamente, per amore e per principio”.

Se ancora sentite di non fare abbastanza per andare in controtendenza a un mondo che chiede di consumare sempre di più leggete qui sotto, magari c’è qualche buona idea che non avevamo ancora preso in considerazione.

Qui di seguito alcuni esempi di buone pratiche che aiutano l’economia familiare e le relazioni.

Freecycle

Libero riciclo in libero scambio. Io ho qualcosa che non serve più a me e che serve a un altro. Mi connetto e metto a disposizione il bene che qualcun altro verrà a prendere. In Inghilterra la rete Freegle accoglie 2,5 milioni di membri.

Sono decine le pagine Facebook di “Vendo, scambio, offro” oppure l’ancora più esplicita “Te lo regalo se te lo vieni a prendere” che raccolgono le offerte in molte città italiane.

In Germania si può anche fare senza Internet. Scrive il Guardian: “Chris Everitt vive a Berlino. ‘Si chiama Sperrmüll, se hai oggetti domestici che non vuoi più, puoi lasciarli sulla strada. Le persone possono prenderli, e se sono ancora lì il giorno dopo vengono raccolti come rifiuti. Abbiamo un vicolo coperto vicino alla nostra strada principale dove la gente lascia le cose: libri, mobili, vestiti, soprammobili e persino cibo. Se vedi qualcosa di utile, puoi semplicemente prenderlo e quando hai qualcosa che non ti serve puoi metterlo lì. Entro poche ore se ne andrà e diventerà parte della vita di qualcun altro.”

Fai da te

“Non compro più vestiti”, dice Clea Whitley, 33 anni, da Londra. “Ho passato gli ultimi 11 mesi a imparare come realizzarli da solo. Compro il tessuto – fibre organiche e naturali il più possibile, e solo da piccoli commercianti indipendenti – e modelli di abbigliamento, ma compro solo ciò di cui ho bisogno, e così non c’è il pericolo che lavoro minorile, sostanze chimiche tossiche o crudeltà sugli animali siano coinvolti. Se sembra troppo impegnativo, puoi sempre ridurre il volume dei vestiti che possiedi”.
Su YouTube sono decine i tutorial che insegnano a cucire, lavorare a maglia o all’uncinetto, o bricolage in genere, basta solo un po’ di pazienza e la voglia di imparare.

Smetti di comprare sapone, balsamo, detersivi

Una soluzione non del tutto semplice ma perché non provare? Noi abbiamo i consigli di Mammachimica!

E rinunciare alle banche?

Kevin McCarron scrive al Guardian: “Ho tenuto i miei soldi fuori dalle banche sin dalla metà degli anni ’80. Conservo i miei soldi solo nelle cooperative di credito”. E subito pensiamo alla scomodità di non avere il Bancomat, per esempio. In Inghilterra decine di cooperative di credito offrono una carta di pagamento chiamata Engage, che funziona anche con Google Pay. Qualche lettore ci sa dire se una cosa del genere c’è anche in Italia?

Lascia la palestra

Un laureato di sociologia di 23 anni che vive a Salford scrive: “Una volta ho avuto un abbonamento alla palestra: 25 sterline al mese per respirare aria calda che puzzava di sudore e ascoltare musica pop estremamente rumorosa… E in più mi sentivo sotto pressione per ottenere il peso e la forma del corpo “ideali” anche per colpa dei macchinari della palestra che mi conteggiavano le calorie, il livello di sforzo e la velocità.

Ora mi piace fare jogging nel parco, dove posso stare in un ambiente tranquillo. Mi concedo il tempo di respirare e godere della natura mentre mi alleno, in quello che credo sia un modo molto più sano e produttivo. Non ci sono specchi che ti mostrino quanto sei “buono” o “cattivo”, e nessuna misura di produttività, che può permettere a qualcuno di mettersi a terra o pompare il proprio ego”.

Organizza un laboratorio di biciclette collettivo

“Come volontario, ho gestito un seminario sulla bicicletta della comunità, aiutando le persone a riparare le loro biciclette”, ha affermato un lettore del Guardian abitante nell’Essex. “Abbiamo creato una squadra di volontari locali e aperto il seminario due volte alla settimana per tutto l’anno. Chiunque può entrare e noi li aiuteremo a usare gli strumenti giusti e a risolvere qualsiasi tipo di problema.”
Un ottimo modo anche per fare nuove amicizie!

Fai volontariato

E qui si apre un mondo: ci sono ovunque associazioni di volontariato per moltissimi bisogni. Avete imparato a lavorare a maglia con i tutorial di YouTube come dicevamo in precedenza? Ok, ci sono associazioni che raccolgono sciarpe, berretti o coperte da regalare ai poveri. Siete bravissimi con i computer? Ci sono associazioni che cercano volontari per insegnare a usare un computer ad anziani e immigrati. Siete degli chef in famiglia? Potete cucinare nelle mense per gli indigenti… Nessuna di queste cose? Ok, potete fare compagnia e piccoli lavoretti alle persone anziane della vostra città.
Grazie ai neuroni a specchio poi ci si accorge che vedere una persona sorridere grazie a noi ci rende sorridenti a nostra volta, Insomma, siate egoisti con l’altruismo!

Vai online, quindi visita la biblioteca

“Cerca libri su Amazon, leggi le recensioni e poi passa al sito web della biblioteca pubblica per effettuare una prenotazione online per una sterlina”, consiglia Kath, da Oxford al giornalista inglese.

Ovviamente la biblioteca deve avere un sito con le prenotazioni on line ma comunque il suggerimento è valido: andare in biblioteca permette di risparmiare e conoscere altri lettori accaniti e scambiarsi opinioni interessanti. E poi da cosa nasce cosa…

Gli orti sono la risposta a quasi tutto

“Mantenersi in forma coltivando l’orto non comporta alcuna spesa per la palestra”, racconta un insegnante d’arte in pensione. “Il prodotto in eccesso viene distribuito alle persone mentre camminiamo verso casa dopo la raccolta. In estate siamo autosufficienti per quanto riguarda gli ortaggi, e in inverno abbiamo abbastanza patate e cipolle da usare fino a marzo. In autunno, le confetture e il chutney sono fatti e distribuiti ad amici e aiutanti”.

In Italia gli orti urbani sono una realtà in molte città e, secondo uno studio di ricercatori dell’Arizona State University pubblicato sulla rivista Earth’s Future se tutte le città del mondo avviassero progetti di agricoltura urbana si potrebbe arrivare a coltivare 100-180 milioni di tonnellate di cibo all’anno, circa il 10% della produzione mondiale di legumi, radici, tuberi e colture orticole.

Non gettare il cibo

“Sono volontario per Manchester FoodCycle”, afferma Jo Harvey, 42 anni. “Una volta alla settimana raccogliamo cibo in eccedenza da negozi e supermercati locali, poi la sera facciamo un pasto di tre portate con gli ingredienti, gratis per chiunque si presenti. Usiamo una cucina e una sala locali gratuitamente, il pasto è cucinato da volontari e il cibo è gratuito in quanto altrimenti sarebbe gettato via.”

Nove italiani su 10 si rammaricano e ammettono i loro sensi di colpa per il cibo gettato. Quattro italiani su 5 giudicano un’assurdità irresponsabile buttare il cibo ancora buono e 4 su 10 dichiarano di aver ridotto gli sprechi nell’ultimo anno.

Come fare allora? Applicando il foodsharing, per esempio, come abbiamo raccontato in questo articolo o quando abbiamo parlato dei foodbusters.

Acquista in modo selettivo

“Ho scelto attivamente di non acquistare da alcune aziende per diversi anni”, dice un lettore anonimo al Guardian: “Non utilizzo società le cui attività fiscali sono sospette o che ritengo dominino settori di attività che potrebbero essere aperti ad altri. E uso i negozi locali il più spesso possibile. ”

Non guidare

“Non ho mai guidato un’auto e non ho mai mirato a farlo”, dice Sara Gaynor. “Decisi dal 1988, dopo aver vissuto a Copenaghen, che non avrei mai fatto parte della cultura automobilistica e tutto ciò che ne consegue: benzina, inquinamento, ingorghi stradali, supporto alle industrie automobilistiche, petrolifere e pubblicitarie. Uso la bicicletta per andare al lavoro. Faccio i miei acquisti sempre in bici, i miei figli sono cresciuti viaggiando in bicicletta e con i mezzi pubblici.

Usa il tuo telecomando TV

E infine il consiglio di un lettore molto saggio: “Dovresti sempre avere l’energia quando arrivi a casa per goderti la serata”, dice. Quindi cerchiamo di lavorare meno e per non essere indotti in tentazione lo stesso lettore consiglia: “Abbassa il suono della tv quando tramettono la pubblicità”.

 

https://ift.tt/2A11Md4